Intolleranza al lattosio: come gestirla in modo semplice

intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è probabilmente la più comune tra le intolleranze alimentari e consiste nell’incapacità dell’organismo di digerire completamente il lattosio, ovvero lo zucchero presente nel latte e nei suoi derivati. Può comparire a qualsiasi età, dall’infanzia all’età adulta e si associa solitamente a sintomi intestinali (gonfiore, meteorismo, diarrea e dolore) che possono essere evitati semplicemente limitando (e non necessariamente eliminando) il lattosio introdotto con l’alimentazione.

Quali sono le cause e i sintomi?

Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte. Prima di essere assorbito ha bisogno di essere scomposto nelle sue due componenti ovvero il glucosio e il galattosio. Per questa operazione è necessario un enzima: la lattasi.

Parliamo di “ipolattasia” o “deficit di lattasi” quando la produzione dell’enzima lattasi non è sufficiente a digerire completamente il lattosio introdotto con l’alimentazione.

La conseguenza è che il lattosio non viene assorbito nella prima parte dell’intestino e arriva intero fino al colon. Qui viene fermentato dalla flora batterica intestinale con produzione di acidi grassi a catena corta, acqua e gas. Questo determina la comparsa dei sintomi: diarrea, meteorismo, flatulenza e distensione addominale con comparsa di dolore.

Una scarsa produzione di lattasi non implica necessariamente l’intolleranza al lattosio ovvero non è detto che compaiano i sintomi tipici dell’intolleranza al lattosio.

La comparsa dei sintomi più dipendere da molti fattori tra i quali abbiamo:

  • La quantità di lattosio ingerita. Maggiore è la dose e più evidenti saranno i sintomi. Diverse ricerche mostrano come dosaggi quotidiani di lattosio intorno ai 12g (equivalenti a una tazza di latte) siano, nella maggior parte dei casi, ben tollerati.
  • La composizione del pasto. Assumere lattosio all’interno di un pasto completo che preveda anche grassi, fibre e proteine può rallentare lo svuotamento gastrico e ridurre i sintomi.
  • La sensibilità individuale. Le persone caratterizzate da basse soglie di sensibilità, definite soggetti “ipersensibili”, possono percepire come più dolorosa la distensione addominale rispetto ai soggetti normosensibili.
  • Le caratteristiche della flora batterica intestinale. La tipologia e la quantità di batteri presenti può influenzare l’entità dei processi fermentativi che danno origine alla produzione di gas, acqua e acidi grassi a corta catena, responsabili dei sintomi.
  • Aspetti psicologici. Spesso chi è intollerante al lattosio può “convincersi” di sviluppare sintomi anche con dosaggi trascurabili, per esempio quando è presente come eccipiente nei farmaci o in tracce nelle preparazioni. Questa percezione alterata è in grado di influire in modo significativo sulla percezione dei sintomi, accentuandola.
Quanto è diffusa?

La carenza di lattasi è una condizione estremamente diffusa ma con variazioni importanti tra le diverse popolazioni. È particolarmente frequente in Asia, Australia e Africa mentre è molto più rara nelle popolazioni Nord-Europee.

In Italia il deficit di lattasi interessa in media il 40-50% della popolazione, con punte più elevate nei territori meridionali (raggiunge il 70% in Campania e Sicilia per esempio).

Dal punto di vista evoluzionistico, infatti, rappresenta la normalità perdere l’espressione della lattasi, soprattutto in quelle popolazioni che non ne fanno largo uso in età adulta.

Come si fa la diagnosi?

Tramite l’H2 Breath Test (o test del respiro) che valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di 20 grammi di lattosio.

Il lattosio malassorbito viene fermentato dalla flora batterica del colon producendo idrogeno che verrà appunto eliminato dal corpo attraverso i polmoni e il respiro. Il test si considera positivo quando i livelli di idrogeno nell’espirato aumentano significativamente dopo la somministrazione del lattosio.

È un test semplice, non invasivo e facilmente ripetibile, della durata massima di 4-7 ore, servono fatti più misurazioni a intervalli regolari di mezzora per confermare la positività del test.

In quali alimenti è contenuto il lattosio?

Tutti i tipi di latte (vacca, capra, pecora, ecc) contengono naturalmente lattosio.

I derivati del latte ne contengono invece quantità variabili a seconda del grado di stagionatura del prodotto. Più è stagionato un formaggio e meno lattosio conterrà. I formaggi a pasta semi-dura (tipo emmenthal) contengono livelli bassissimi di lattosio e i formaggi a pasta dura (come il Parmigiano Reggiano) ne sono praticamente privi.

Discorso diverso può essere fatto per lo yogurt. Pur essendo un latticino fresco, è solitamente ben tollerato perché contiene poco lattosio e presenta in aggiunta beta-galattosidasi batteriche in grado di metabolizzarlo.

Il lattosio può essere presente, inoltre, in numerose preparazioni alimentari come: prodotti da forno, cereali per prima colazione, caramelle, salse, budini, salumi, preparati per brodo, gnocchi di patate, cibi in scatola, ecc.

Infine, è utilizzato come eccipiente in farmaci e integratori alimentari, ma in concentrazioni trascurabili, non in grado di determinare alcuna sintomatologia.

Approccio nutrizionale

In caso di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare tutti i prodotti che lo contengono. A volte è possibile individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi.

L’obiettivo è in ogni caso quello di trovare alternative simili a livello nutrizionale per evitare possibili carenze, in particolare di calcio.

È possibile, per esempio, optare per un latte delattosato oppure per una bevanda vegetale sostitutiva (latte di soia, di avena, di riso, che vengono addizionati in calcio).

Lo yogurt è solitamente ben tollerato ma eventualmente, esistono in commercio anche yogurt privi di lattosio oppure alternative vegetali (come lo yogurt di soia addizionato in calcio).

È possibile consumare i formaggi a pasta semi-dura o dura come emmenthal, parmigiano, pecorino stagionato, ecc perché naturalmente privi di lattosio, o quasi.

Per i formaggi freschi esistono invece in commercio anche le versioni “senza lattosio” per esempio la ricotta senza lattosio, la mozzarella senza lattosio, ecc.

Come detto in precedenza però, ci sono altri fattori in grado di incidere sui sintomi, per esempio la quantità totale di lattosio ingerito e la composizione del pasto.

Frazionare nell’arco della giornata gli alimenti contenenti lattosio e inserirli sempre all’interno di pasti completi che comprendano cibi solidi contenenti proteine e fibre, può favorirne la tolleranza.

Per approfondire

Le intolleranze alimentari: tanti test e poca chiarezza

Il malassorbimento e l’intolleranza al lattosio: Fisiopatologia, diagnosi e approccio terapeutico.

Lactose Intolerance Symptoms Assessed by Meta-Analysis: A Grain of Truth That Leads to Exaggeration.

Ministero delle Salute: Intolleranza al lattosio.

Vuoi saperne di più?

Oppure telefona al 3402752088

Potrebbe interessarti anche

Alimentazione e stile di vita hanno un ruolo fondamentale quando si inizia a programmare una gravidanza, sia per la salute della donna che per quella del...
L'allattamento rappresenta un momento fondamentale nella vita del neonato e della madre, costituendo una delle prime forme di cura e legame tra di loro. È un...
Con il termine svezzamento (o avvio dell’alimentazione complementare) si intende il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad un’alimentazione semi-solida e poi solida, caratterizzata dalla progressiva introduzione...